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Florian Grott
s a l u t e/maternità
 
 

In calo i nati, ma rinasce la questione Punti Nascita
(di massimo cecconi La Palma - Spagna 19-02-2004)
Come previsto, dopo le elezioni provinciali, ritorna viva la questione del Punto Nascite dell'Ospedale Civile S.Lorenzo di Borgo Valsugana.
Potenziarlo o sopprimerlo? Rimane tuttora quest'alone di dubbio. Ma i sindaci del capoluogo valsuganotto fanno sentire la loro voce e richiedono all’assessore Andreolli interventi a tutto campo ai fini del suo potenziamento.

Dopo circa un anno di battaglie e, soprattutto, a ridosso delle elezioni provinciali nell’autunno 2003, alla fine si decise di sospendere la questione dei Punti Nascita degli ospedali periferici minacciati di soppressione. Ora la vicenda riparte e chissà dove arriverà. Le istituzioni locali stavolta sembrano essersi impuntate per esigere quel potenziamento dell'ospedale valsuganotto che non può essere che uno dei segnali che la Provincia da ai cittadini della Bassa Valsugana e Tesino per provare la propria volontà a non escluderla dai giochi del palazzo in un momento difficile che sta attraversando dal punto di vista economico, ambientale e demografico.
Quello che credo sia necessario tenere ben fisso in mente e’ proprio questo : “Perché noi dovremmo essere penalizzati e gli altri no? Oltretutto avendo dimostrato una qualità del servizio che va oltre quella degli altri stessi ? ” Oppure, per essere più ottimisti : “Perché gli altri possono mantenere e potenziare il servizio anche con una qualità inferiore e noi, che siamo già meglio, no?” Ma forse la politica non ha una logica, sebbene con ciò non voglia dire che non la si debba pretendere. Sì, perché, e torno a ripeterlo, i dati relativi alla qualità del servizio del Punto Nascita dell’Ospedale Civile S.Lorenzo di Borgo Valsugana sono tra i primi tre migliori degli 8 nosocomi della Provincia. Altro che favole! Non e’ vero che il grande ospedale cittadino garantisce l’infallibilità. Infatti, nell’arco del 2003, in un ospedale di una grossa cittadina veneta, due madri ed i rispettivi bimbi sono morti “per parto”. Cosa che, oggigiorno, non verrebbe MAI ammessa visto che l’Uomo oramai pretende l’infallibilità che, invece, non c’è, cari miei ! Né della Scienza né tanto meno della Medicina.
L’inghippo di tutto questo ambaradan, che va oramai avanti da alcuni anni, è secondo me più che semplice: una legge sbagliata e la mentalità della gente.
Da una parte, la legge Bindi obbliga un reparto maternità ad avere ginecologo, neonatologo e rianimatore 24 ore su 24. Il che, dal punto di vista di organico, fa lievitare enormemente i costi senza, comunque, che ciò garantisca quell’infallibilità che oggi tutti pretendono. Se questa legge deve essere applicata contro ogni buon senso e i soldi sono quelli che sono, beh, allora chiudiamo tutti i punti nascita periferici e subiamone le conseguenze (sovraffollamento, disagi e rischi per il trasporto dalle valli, maggiore probabilità di scambio dei bimbi, ecc…). Altrimenti si cambi la legge e si potenzino i reparti nei limiti logici sgravando l’attuale personale medico soprattutto dalle responsabilità di un’eventuale incidente durante il parto. Incidente che, voglio sottolineare più di ogni altra cosa, può sempre avvenire.
Dall’altra parte, è proprio questo che la gente dovrebbe capire. Il medico fa un giuramento che lo obbliga a svolgere la sua professione con vocazione e dando il massimo di sè e dell’attuale conoscenza. Non bisognerebbe subito saltargli addosso al primo incidente di percorso. Alla fine, lui non se la sente di accollarsi tale fardello, e le conseguenze sono sotto i nostri occhi, ritorcendosi contro.
Quindi, da una parte ci sono le istituzione che dovrebbero rifare una legge, dall’altra c’è la gente che deve capire e cambiare la propria mentalità, essendo meno diffidente ed in buona fede. Buon lavoro ad entrambi.


 
 
I punti nascita periferici sono arrivati a un "punto morto"?
di (M. Cecconi)
Nei pellegrinaggi che i politici locali stanno facendo nelle nostre valli per farci conoscere il loro ricco programma elettorale, si ricorderanno dei nostri piccoli ospedali, dei nostri piccoli reparti e della grande umanità che accompagna i piccoli staff di medici e infermieri nelle cure e attenzioni a chi è costretto in un letto d'ospedale per eventi più o meno lieti? Chiedetevelo sempre prima di dare la vostra fiducia a chi deve garantire i vostri diritti di cittadino/a.


La questione sulla chiusura dei Punti Nascita degli ospedali periferici è stata da tempo sospesa ma non risolta con efficaci interventi sul piano del potenziamento. Come se non bastasse, la legge sulla famiglia, da tempo presentata da Pino Morandini che tuttora protesta con un ininterrotto sit-in tutti i giorni in Consiglio Provinciale, è stata vergognosamente ignorata. Oltre a ciò, non si accenna minimamente ad una campagna natalità che contrasti il crollo demografico della debole società italiana, sempre piú priva di principi basilari e valori genuini e, al contrario, stracolma di superficialità e cose inutili.
Si avvicinano ora le elezioni per il rinnovo del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento e siamo già in piena campagna elettorale. Cittadini d'Europa, italiani, trentini. Seguiamo molto attentamente e con senso critico questi due mesi di campagna elettorale per spulciare i programmi presentati dalle varie forze politiche e, di conseguenza, prendere la mira...di qualunque colore siano.
I figli e la famiglia sono il perno di qualunque società che vogliasi definire civile e con un futuro! Su ciò non si scherza!

 
 

Difesa dei punti nascita periferici : reagire per progredire, di Massimo Cecconi
Cari cittadini della Bassa Valsugana e Tesino, cari trentini delle valli. Per circa 8 mesi ho seguito la vicenda dei Punti Nascita periferici. Mi sono dedicato sia a difendere una causa che ritengo giusta e sacrosanta sia a convincervi di ció.
Lettere, articoli, tabelle di dati, telefonate, e-mail, siti Internet, forums, links. Tutti i possibili mezzi di comunicazione che mi potevano permettere di portare avanti una battaglia da cosí lontano (circa 4000 km) a difesa di un servizio (il Punto Nascite dell’Ospedale Civile S.Lorenzo di Borgo Valsugana) per il quale mio padre, insieme a tutto il personale del reparto, ha sacrificato un’intera vita. Servizio che tuttora i dottori Galligioni (attuale primario) e Battisti e tutto il personale ostetrico stanno tenendo in piedi con tanta dedizione, preoccupazioni, sovraccarico di lavoro e responsabilità oltre i limiti. Persone che, combattendo in prima linea, avrebbero per lo meno meritato di essere menzionate, insieme ad altre, nell’articolo de Il Trentino - Valsugana e Primiero (“É un giusto risarcimento delle tante delusioni. Una lunga storia tra sviluppo e vari rischi di ridimensionamento” del 4-3-2003 di Sergio Bonazza) relativo all’ottimo giudizio sul nostro ospedale, espresso dopo un’indagine del Tribunale del Malato fra tanti nosocomi d’Italia (sebbene io avrei parlato nel titolo di “giusto riconoscimento” anzichè di “giusto risarcimento”, il quale ultimo prevede qualcosa di piùconcreto che il semplice mantenimento del servizio fino a Novembre. No ?).

La soppressione dei Punti Nascita periferici, ventilata lo scorso giugno dalla nostra Provincia, era un’oltraggio alle comunitá montane minori e periferiche. Riva e Tione, primi interessati a tale “decapitazione” insieme a Borgo, si sono prontamente sollevati e continuano tuttora, sebbene con minor forza, a rivendicare il potenziamento dei loro reparti di Ginecologia ed Ostetricia attraverso Movimenti ed Associazioni locali nonostante il dietrofront provinciale che ne ha sospeso la soppressione almeno fino a Novembre, guarda caso…mese di elezioni provinciali. Le nostre due valli, sin dall’inizio, hanno invece ostentato pigrizia, per non dire assenteismo, su tale vicenda, la cui gravitá, a quanto pare, non hanno ben recepito. Per quanto riguarda Borgo, sembra dominare una certa arrendevolezza o, che sarebbe ancora peggio, una certa indifferenza al mantenimento e potenziamento di un servizio importantissimo per il futuro di una comunita’ indubbiamente in crisi economica, ambientale e, soprattutto, demografica.
Allo stesso Comune di Borgo inviai, circa tre mesi fa, come a tutti i comuni del nostro Comprensorio, alcune e-mail con la preghiera di diffondere tale causa sul Notiziario Comunale. Non ho ricevuto risposta ma, in compenso, se sono stato bene informato, ogni famiglia di Borgo ha ricevuto un questionario su come rivitalizzerebbe il centro storico del paese...
Comunque sia, è stata una battaglia intensa, che ha occupato parecchio del mio tempo libero, ma per la quale ci ho messo il cuore, vi giuro, senza alcun interesse e col preziosissimo aiuto del direttore della Finestra (devo veramente ringraziarla tanto, Armando), del sito www.valsugana.net che ha ospitato parecchio materiale informativo, alcuni forum, dati e documentazione specifici al riguardo e pochissimi altri che hanno percepito tale ingiustizia.
Ora, peró, tiro i remi in barca non perché mi manchino le forze, l’inventiva, la grinta o il coraggio per continuare ma perché, dopo ben 8 mesi, mi sembra inverosimile che non sia subentrato nessun altro a portare avanti tale battaglia con incisività e, soprattutto, senza un tornaconto politico e/o senza guardare egoisticamente al proprio orticello. Tuttavia non mi commiato da questa battaglia senza una speranza, anzi. Voglio essere ottimista sul fatto che vi sarà comunque qualcuno che continui a difendere i propri diritti, quelli dei propri discendenti nonchè delle valli, sempre penalizzate ed in sordina rispetto ai grandi centri cittadini. Chiunque sia, non esiti a contattarmi all’indirizzo e-mail cecconi@tng.iac.es per trasferirgli tutta la documentazione, dati, tabelle, etc…in mio possesso su tale vicenda.
Ripeto per l’ennesima volta. Il Punto Nascita dell’Ospedale Civile S.Lorenzo di Borgo Valsugana è statisticamente piazzato al terzo posto (e nemmeno tanto distaccato da quelli che lo precedono) in quanto a sicurezza nella nascita, una statistica di ben 20 anni ! Certo, i medici ed il personale di Borgo che vi lavorano non hanno tanto tempo per farsi belli sulla stampa con tali ottimi risultati (come, invece, hanno fatto e fanno tuttora altri ospedali maggiori…) dovendosi dividere fra la Divisione di Chirurgia, quella di Ostetricia ed il Pronto Soccorso ! E questo, a quanto pare, è uno sbaglio perchè la gente non è a conoscenza dell’ottimo livello di tale servizio e del grande impegno dei medici e del personale, anzi, ne è sempre più ingiustificatamente diffidente. Lo dico soprattutto alle donne, dirette interessate, in questo giorno in cui scrivo, l’8 marzo, perchè sono loro innanzitutto che dovrebbero scendere in piazza a sostenere tale servizio e richiederne a voce alta il potenziamento, per non ritrovarsi, loro o le loro figlie, un giorno a dover percorrere rischiosi chilometri per andare a partorire, magari d’urgenza, in un futuro unico Punto Nascita cittadino.
Bene. Ritorno ora a scrutare l’Universo dai “grandi occhi” posti in cima a questa piccola isola verde sperduta nell’Oceano Atlantico nella speranza, comunque, abbassando lo sguardo dal cielo, di cogliere una scossa della mia gente per difendere tutto ció (non solo il Punto Nascita) che riguarda il proprio Futuro e quello delle proprie valli. Coraggio!
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Punti Nascita periferici: promesse, solo promesse. Vogliamo i fatti!
Non so se una campagna elettorale possa influire o meno su certe uscite in pubblico degli eventuali candidati. Sicuramente la paga ed i privilegi inclusi in una nomina a Consigliere Provinciale potrebbero influenzare parecchi di noi. Fatto sta che su L’ADIGE del 21-01-2003 viene riportato un articolo dal titolo “Il presidente Cristofolini annuncia i temi "forti" per la sua ricandidatura alle provinciali 2003. "Ecco il mio programma elettorale". Facoltà di Medicina, parco scientifico-tecnologico, guide alpine”. Discutendo sul progetto di istituire una Facolta’ di Medicina, l’attuale Presidente del Consiglio Provinciale si esprime in questi termini “…Quanto alla facoltà di medicina, io vedo in giro troppo pochi medici trentini. Si vogliono punti nascita dappertutto, e poi manca il personale…”. Dando con cio’ sicuramente prova di essere al corrente del polverone che, dallo scorso giugno a questa parte, si e’ sollevato in tutto il Trentino sulla questione dei Punti Nascita periferici ma anche lasciando emergere dalla sua espressione il Cristofolini-pensiero sull’attuale sistema neonatale in Provincia. Si’. Proprio quel sistema tecnico-organizzativo neonatale che ha portato le sale parto trentine ai piu’ elevati livelli di sicurezza d’Italia e fra i piu’ alti nel mondo. Altro che storie. I diktat dell’OMS, di cui Cristofolini stesso accenna su una sua controbattuta a Luigi Casanova su Questo Trentino (n° 15 del 14.9.2002), per il Trentino non valgono. Anzi, l’OMS stessa, nonche’ anche il nostro Stato, dovrebbero assurgere il sistema tecnico-organizzativo neonatale trentino a modello per gli altri. Semplicemente perche’…lo dicono i numeri e le tabelle. E’ assurdo attaccare la difesa dei Punti Nascita periferici sostenendo che non ci sono medici trentini, caro Cristofolini. Si rende conto che siamo su suolo italiano ed i medici possono avere qualunque provenienza. Scherziamo? Certo e’ che, invece che forzare il processo di aziendalizzazione della sanita’ pubblica, stimolando fra l’altro primari e medici a corsi per “manager” (ridicolo), bisognerebbe forse darsi maggiormente da fare per rintracciarli e dare loro maggiori incentivi e/o rinforzi o, per lo meno, lasciarli in pace di fare il loro mestiere in modo sicuro (gia’ sarebbe qualcosa) senza sommergerli di avulsa burocrazia che li toglie dal contatto col malato ed il bisognoso, il vero compito di un medico e di un infermiere. E’ d’accordo?
L’assessore Magnani ha sospeso la soppressione dei Punti Nascita di Borgo, Tione e Riva ma…momentaneamente. Almeno fino al novembre 2003, mese di elezioni provinciali. Infatti, prendere una tale decisione impopolare, appunto la chiusura di alcuni Punti Nascita periferici, sarebbe elettoralisticamente controproducente. Meglio, semmai, prenderla dopo e, alla peggio, lasciare questa patata bollente all’avversario politico. Ora, io dico. Bianco, nero o rosso che sia, non importa. Le valli si sono sentite offese da quella decisione di togliere loro un importantissimo servizio sociale, il Punto Nascite. Lo testimoniano le proteste arrivate un po’ da ovunque ai vertici della Provincia, costretta ad un temporaneo dietro-front. Tuttavia quei Punti Nascita penalizzati sono tuttora in seria crisi di risorse. A Tione si sta trasferendo l’attuale primario Zucchelli; a Riva c’era l’ottimo primario Ioppi che ora e’ stato trasferito nella ben piu’ importante Rovereto per farle recuperare numeri di parti (a danno di Riva, ovviamente) e che sta facendo spola tra i due reparti con sede fissa, pero’, gia’ a Rovereto; a Borgo c’e’ il personale ostetrico ridotto all’osso e “preso in affitto” dalla Divisione di Chirurgia (come nel caso di Tione). Gli eccellenti risultati ottenuti in tutti questi anni dalla rete neonatale trentina, esempio per tutta Italia e per gran parte del Mondo, sono stati ottenuti con la collaborazione ed il sacrificio di tutti ma, in particolar modo, di questi centri periferici costretti a dividersi in quattro con, oltretutto, meno risorse dei “piu’ grandi”. E, peggio ancora, col rischio di essere diffamati sui giornali da certa gente ignorante appena capita qualche inconveniente del mestiere. Cosi’ come successe all’inizio del 2000 quando al Punto Nascita dell’Ospedale Civile S.Lorenzo di Borgo Valsugana vi fu un grave caso di asfissia neonatale. I giornali, allora, titolarono “Si nasce a rischio nelle vallate” e poi “Mamme, perché rischiare?” e, rincarando la dose, “Chiudere i centri piccoli e poco attrezzati”, col discutibile messaggio che solo a Trento c’è sicurezza! Risultato? Lo ripeto. Come riportato da Il Trentino lo scorso 12 novembre, i Punti Nascita periferici sono stati “…"massacrati" soprattutto dagli addetti ai lavori che hanno contrapposto l'efficienza dell'ospedale Santa Chiara ai rischi per la madre e per il bambino nei punti nascita degli ospedali di Cles, Cavalese, Tione e Borgo, incapaci di garantire un'assistenza di qualità in caso di emergenza”. E’ giusto questo? Quando si pensa che tali tristi casi possono avvenire ed avvengono in un qualunque altro Punto Nascita. Nessun Punto Nascita ha “rischio zero”. Tuttavia quello che importa e’ che il nostro sistema si e’ rivelato un grande successo offrendo oltretutto alla gente delle comunita’ montane di valle una comoda alternativa al difficile e problematico trasferimento in citta’.
Per farla breve. Il presidente Dellai e l’assessore Magnani devono dire chiaro e tondo ai trentini cosa intendono fare ORA dei Punti Nascita periferici. Non possono rassicurare i rappresentanti del Comitato di Distretto Sanitario della Bassa Valsugana e Tesino dicendo che la Provincia non ha mai avuto intenzione di chiudere i Punti Nascita periferici, nemmeno quello di Borgo (riunione in Provincia del 06-11-02) e pochi giorni dopo si parla su Il Trentino (14-11-02) del progetto del nuovo ospedale cittadino (nella cui commissione-gruppo di lavoro c’e’ anche Magnani) che dovrebbe ospitare tutte le partorienti trentine a causa dell’eventuale soppressione dei Punti Nascita periferici. Non e’ una continua contraddizione? Siamo in campagna elettorale. Se l’attuale Giunta non vuole prendere ORA seri e concreti provvedimenti volti a rafforzare gli attuali Punti Nascita di Borgo, Tione e Riva che almeno dica coraggiosamente chiaro e tondo ai trentini cosa ne ha intenzione di fare. Stessa cosa che, sia chiaro, devono fare i candidati dell’alternanza. Il popolo ha il diritto di saperlo per prendere la mira!

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A suon di parti, di Massimo Cecconi (La Palma 13-12-2002)
I Punti Nascita dei piú grandi ospedali trentini si autoelogiano a suon di parti in una vera e propria campagna promozionale per “mettere le mani avanti” di fronte ad una prossima possibile chiusura di tutti, eccetto quello del Santa Chiara e/o del futuro iper-avveniristico nuovo ospedale cittadino. S’intende.
Dopo il dietrofront della Giunta Provinciale relativamente alla sua originaria decisione di sopprimere i Punti Nascite di alcuni ospedali periferici (Tione, Riva e Borgo), completato in una riunione del 6 novembre con i rappresentanti amministrativi del Comitato di Distretto Sanitario del C3, dove sono abbondate PAROLE di rassicurazione da parte di Dellai e Magnani sul mantenimento anche di quello di Borgo Valsugana, sorgono sempre piú dubbi sulla veridicità di tali promesse e sulla reale volontá di potenziare anziché semplicemente mantenere se non addirittura sopprimere un servizio tanto importante per le famiglie. Da numerosissimi articoli/interviste riportati dalla stampa locale (vedasi al riguardo la Rassegna stampa riportata su tale sito) risulta ora sempre piú evidente che tali perplessitá si stanno diffondendo a macchia d’olio (Lega Nord, amministratori locali e componenti di vari Movimenti di Tione, Riva e Borgo) e che le promesse del nostro assessore siano state per lo piú dettate da scopi elettoralistici. Non per nulla, nel novembre 2003 ci saranno le elezioni provinciali e prendere la decisione di sopprimere dei Punti Nascite nelle valli è indubbiamente un’azione impopolare e controproducente dal punto di vista di una campagna elettorale…Del tutto lecito, per caritá ! Ma qui stiamo parlando di eliminare o mantenere/potenziare un servizio sociale BASILARE per una campagna pro-natalità in una regione dove la crescita demografica ha valori preoccupanti ed indice di uno smisurato spopolamento/invecchiamento delle nostre zone. Non stiamo parlando di strade o autostrade, ma del futuro delle nostre valli.
Allo stesso tempo (si legga pure la cronaca recente) i Punti Nascite degli ospedali piú grandi (S.Camillo di Trento e Santa Maria del Carmine di Rovereto) si stanno muovendo in una campagna promozionale autoelogiativa a suon di parti per mettersi in mostra di fronte ad un futuro tanto incerto anche per loro.
In poche parole, la sensazione è che tutti tirino l’acqua al proprio mulino, badando al proprio orticello, ignorando la maggior portata che avrebbe un’azione congiunta della protesta. Sará questo il prossimo tentativo…arduo in un paese dove i campanilismi e l’invidia sono ancora molto forti. Perché tutto questo ? Perché i nostri Punti Nascite sono VERAMENTE a rischio chiusura.

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Soppressione dei Punti Nascite periferici : SI o NO ? Non menateci per il naso ! (di M. Cecconi 18 novembre, 2002) Il Comunicato Stampa PAT relativo alla recente riunione del 06-11-2002 tra il presidente Dellai, l’assessore Magnani ed il Comitato di distretto della Bassa Valsugana/Tesino capeggiato da Laura Froner, rende pubbliche le dichiarazioni dei due consiglieri provinciali di non aver mai deciso di chiudere il Punto Nascite di Borgo.
Sul quotidiano Il Trentino del 13-11-2002, la Lega Nord si manifesta soddisfatta del dietro-front provinciale dalla sua iniziale posizione e lo attribuisce innanzitutto a scopi elettoralistici poiché le elezioni Provinciali sono vicine e prendere decisioni impopolari sarebbe elettoristicamente controproducente…
Laura Froner, intanto, in un incontro con i rappresentanti dell’associazione Osservatorio Valsugana, dichiara su Il Trentino del 14-11-2002 “Sono convinta che si debba sempre progettare prima di proporre, e in tal senso mi sono battuta anche in difesa del punto nascita dell'Ospedale di Borgo". La coerenza, del resto, appartiene solo agli ottusi..
Nello stesso giornale (stesso giorno), sulla cronaca di Trento, compare d’altra parte un lungo articolo dal titolo “Nuovo ospedale con neurochirurgia. Assorbirà anche i punti nascita delle strutture distrettuali di valle”. Dunque…menati per il naso ? Consci di ciò, inizia da oggi un potenziamento della campagna già in atto per sensibilizzare la gente delle valli a tenersi stretti dei servizi di zona conquistati in tanti anni e con tanti sacrifici.
Soprattutto noi della Valsugana, continuo ricettacolo di inquinanti industrie e centrali smaltimento di rifiuti speciali (proprio in questi giorni il capoluogo trentino si sta sollevando per protestare contro la costruzione di un mega inceneritore vicino ad esso…), vittima di una preoccupante depressione economica, con disoccupazione e crollo del turismo. Se poi, ci chiudono anche il Punto Nascite che, se vogliamo, potrebbe essere il punto di partenza per ripopolare e potenziare le due valli, allora la loro fine è praticamente segnata. Ed a questo ci opponiamo, cercando appunto di farlo capire alla gente. Anche con dati alla mano, in quanto è statisticamente provato che il Punto Nascite di Borgo Valsugana è il terzo Reparto Maternità più sicuro del Trentino e, di conseguenza, di tutta Italia e tra i più sicuri nel mondo…dati alla mano!!

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Comunicato ricevuto dall'Ufficio stampa della Provincia di Trento il 6 novembre 2002- Il presidente Dellai e gli assessori Magnani e Muraro con gli amministratori locali. "La Provincia non ha mai deciso di chiudere il punto nascita di Borgo".
 
 
Valsugana, la "Cenerentola" del Trentino. Il malumore nella valle cresce e le istituzioni indietreggiano. (di M.Cecconi 04/11/02)
Il Punto Nascite dell'ospedale San Lorenzo è il terzo Reparto Maternità più sicuro del Trentino. Lo dicono i dati statistici dal 1979-1999 (Il Neonato Trentino Volumi 1-2-3-4). Né l'ospedale maggiore di Trento né quello di Rovereto hanno un Reparto maternità tanto sicuro e, tanto meno, così accogliente e dalla dimensione umana. Allora, perché chiudere? E perchè, dopo la protesta delle altre valli, la Provincia ha deciso di salvare TUTTI gli altri Reparti maternità “minori” ma NON il nostro ? Come ha detto l'assessore Morandini in una recente interrogazione, siamo sempre la Cenerentola del Trentino? Accettiamo che ci propinino le acciaierie e le centrali di smaltimento rifiuti speciali intossicando tutta una valle? Grazie all'incalzante serie di informazioni, lettere ed interrogazioni di questi ultimi giorni riguardo la possibile chiusura del nostro Punto Nascite, cresce il malcontento in Bassa Valsugana e Tesino. Le istituzioni politiche di Borgo, sindaco e maggioranza in primis, tornano sui loro passi e difendono ora questo importante servizio alle due valli. Pare che non si tratti più di una questione di sicurezza (visto che i dati lo danno come il terzo fra tutti i Reparti Maternità del Trentino in termini di sicurezza). E ora dicono la loro anche i Consiglieri Provinciali Morandini, Muraro, Boso, Pallaoro e Cogo. (M.C. 04/11/02)
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"Il mondo necessita di menti e di cuori aperti, non di rigidi sistemi, vecchi o nuovi che siano"
(Bertrand Russell)

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Lettera di Massimo Cecconi al sindaco Laura Froner  

Cara Laura,
Ti sembrerá un po' strano ricevere una mia lettera, ma la circostanza ha spinto la mia coscienza a farlo. Ora tu rappresenti nuovamente la comunitá di Borgo, nucleo nevralgico della Bassa Valsugana, per cui mi sembra giusto dirigere questa mia protesta verso il suo primo cittadino, nella speranza che se ne faccia portavoce e la sostenga.
Anche tu conoscerai la storia del nostro ospedale, un’ospedale cresciuto negli anni con la fatica ed il sacrificio di tante persone.

1990 - il Prof. Cecconi, primario
del reparto Chirurgia dell'Ospedale San Lorenzo, inaugura le nuove sale operatorie

Mio padre si è dedicato tutto sé stesso alla Medicina. Alla chirurgia ed all’ostetricia, innanzitutto. Lo ha sempre fatto con spontaneo entusiasmo, vocazione ed umanitá, con uno spirito che io credo d’altri tempi. Ció gli ha comportato molto sacrificio, privandoci anche spesso della sua presenza in famiglia. Quasi tutte le domeniche mattine dell’anno usciva di casa per andare a salutare i suoi malati, e numerose notti fonde saltava giú dal letto per precipitarsi in sala operatoria, senza sbuffare, con convinzione, pensando "speriamo di arrivare in tempo e di potercela fare". È stato duro soprattutto nei primi tempi in cui, con il dr. Galligioni e pochissimi collaboratori, ha affrontato un mare di interventi. Lo stesso che, nel reparto di Medicina, veniva fatto con la stessa filosofia dal dr. Girotto ed il suo esiguo team. So quanto mio padre ha lottato per quel Reparto Maternità tanto utile per le donne (e per le loro famiglie di conseguenza) della Bassa Valsugana e, soprattutto, della "scomoda" valle del Tesino. Lui ha sempre creduto nei figli e nella Famiglia, tanto da condizionarmene fortemente nella sua difesa e propaganda.

Ora, la notizia della decisione della nostra progredita provincia di chiudere tre Reparti Maternità, tra cui quello dell’ospedale di Borgo, è giunta in me come un gesto di ingratitudine verso mio padre e tutti coloro che, con lui, si sono rimboccati le maniche per portare questo importante centro nella nostra valle sfortunata ed eternamente assopita in un alone di rassegnazione in preda alla mentalitá di molte donne (ed uomini) che preferiscono recarsi nell’ospedale del capoluogo in quanto piú servito, sicuro, professionale, all’avanguardia, etc.,etc., che, certamente, non ha contribuito a contrastare questa triste ed ingiusta decisione. Un pó di colpa ce l’hanno anche i nostri valligiani, senza dubbio, e ne conosco di gente con la "puzza sotto il naso", credimi. Ma questo è un problema di tutte le zone "minori".

Anche qui a La Palma, isola minore dell’arcipelago canario dove lavoro da ormai due anni, trovi gente che ti dice di andare a Tenerife o Gran Canaria se ti dovesse capitare qualcosa relativo alla salute. Peró intanto l’ospedale dell’isola è nuovo di zecca, cresce e funziona, soprattutto il Reparto Maternità (qui infatti fanno molti figli)! Gli ospedali maggiori di Tenerife e Gran Canaria, ovviamente, ne traggono vantaggio…

È la mentalità regressiva di certi individui che non capiscono che dentro un tale servizio ci sono persone che si fanno in quattro per migliorare e dare il massimo alla propria gente, magari accorciandosi pure la vita, oltretutto ignare del fatto che, statisticamente, la nati-mortalità e la mortalità perinatale sono percentualmente uguali in tutti gli ospedali della regione (la seconda piú bassa d’Italia!!!), senza distinzione alcuna. La statistica non è una scienza, certo, ma da interessanti indicazioni.

Credimi, Laura. Questa decisione è arrivata in me come una pugnalata al cuore, la stessa che, ne sono convinto, è giunta alla schiena a mio padre. Sai cosa ho pensato quando l’ho saputo? "Bella riconoscenza dopo pochi mesi dalla sua morte". Si, bella riconoscenza alla sua dedizione, per tanti anni, alla gente della nostra valle che, per l’ennesima volta, sembra che metta la coda fra le gambe e subisca i soprusi altrui. È troppo semplicistico tirare in ballo la scarsa natalitá. Non è un valido motivo per chiudere un servizio cosí vitale per una comunitá sempre tartassata.

Ci si impegni piuttosto a promuoverne la Famiglia e la sua assistenza, visto che si fanno sempre meno figli, rischiando di estinguere il nostro popolo e la nostra cultura ! Perché le acciaierie e le centrali smaltimento rifiuti speciali, sí! Ed i Reparti Maternitá, no! Perché Morte, sí! Vita, no ! Perché alla fine questa è la sostanza. Possibile che dobbiamo sempre subire fregature? Alla fine, cosí, una valle muore! Ci si dovrebbe piuttosto impegnare a mettere i medici nelle condizioni di esercitare al meglio la loro professione, non a sommergerli di assurde incombenze burocratiche. Concreta assistenza al malato, non inutili scartoffie ! Per diamine! Perché, un giorno, potremo essere noi stessi a pagarne le conseguenze…

Sono contento che il Reparto Maternità di Riva rimarrá aperto. Una reazione forte ed intelligente. Ma ti prego, come primo rappresentante della nostra valle, di fare il possibile per ottenere lo stesso risultato per il nostro ospedale. Cerca di convincere la gente della necessitá di conservare questa nostra conquista, questo prezioso gioiello. Cerca, in mezzo a tanta rassegnazione ed incapacità di reagire, di recuperare un traguardo importante per il quale, ne sono certo, mio padre credeva con tutto se stesso in nome della Vita e del Futuro.

La mia delusione è tanta e, ne sono certo, quella di mio padre lo sarebbe ancor di piú. È come se questa rassegnazione ed ingratitudine spingessero ancor piú a fondo nella terra la sua bara. Ma io, in suo nome e per onorarne il ricordo, non nascondo la testa sotto le ali, anzi, la stima che avevo in lui mi spinge a fare qualcosa, a protestare per oppormi ad un' ingiustizia. Nel mio piccolo, ma devo! Sto inviando parecchie lettere simili a questa, piú o meno personalizzate, chiedendo appoggio alla mia protesta affinché divenga contestazione che, seppur da lontano, spero possa contrastare questa ingiusta decisione provinciale. Se la gente della Bassa Valsugana e del Tesino sono sinceramente riconoscenti verso l’operato d'una vita di mio padre, impediscano questo sopruso. Proviamoci tutti insieme, per mio padre e per la nostra comunitá !

Con l’ottimismo e la speranza che sempre mi accompagnano, ti ringrazio. Auguri per il tuo mandato e sempre in gamba.

Massimo Cecconi

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Laura Froner

sindaco di
Borgo Valsugana



Risponde Laura Froner, sindaco di Borgo Valsugana

Caro Massimo,
ti ringrazio per la lettera che mi hai inviato, vibrante d'amore e di gratitudine per un padre che non si è risparmiato per il bene della sua comunità. Ti assicuro che in Valsugana il nome di tuo padre suscita in chiunque l'abbia conosciuto sentimenti di stima e di grande riconoscenza.
Nel leggere il ricordo dei sacrifici che tuo padre ha affrontato per il bene dei suoi pazienti, il mio pensiero va a quanti oggi seguono le sue orme: anche oggi le difficoltà sono spesso affrontate mettendo la propria vita privata in secondo piano rispetto alle necessità dei pazienti e se questo è vero per tutti i reparti, lo è ancora di più per il reparto di ostetricia. Il servizio offerto dall'ospedale di Borgo è buono, il clima è familiare e carico di umanità, ma innegabilmente tutto poggia sulla disponibilità di poche persone, sottoposte ad un carico di lavoro simile a quello che tu hai visto portare da tuo padre.

A rendere ancora più precaria la situazione sono gli standard minimi di sicurezza previsti delle normative nazionali e provinciali che sono cambiate per garantire la sicurezza che tutti chiedono a gran voce: se prima bastava un medico reperibile, ora devono esserci un ginecologo sempre presente, un anestesista, un neonatologo... Nessun genitore sarebbe disposto a perdonare l'assenza di una di queste persone se durante il parto qualcosa non dovesse andare per il verso giusto. È necessario quindi garantire sicurezza a madre e bambino e sottrarre il personale dal pericolo di venir denunciato per il mancato rispetto degli standard minimi.
Ci sono solo due modi per togliere il reparto di Borgo da questa situazione di precarietà: potenziare o chiudere.
Arriviamo quindi alla questione dei numeri: 200 parti all'anno non significano neppure un parto al giorno. Anche se la Provincia trovasse i fondi per pagare la decina di medici in più che servono, e qualora tutte le donne della valle rimanessero in zona per dare la luce ai loro figli, è comunque difficile pensare che un professionista preparato sceglierebbe Borgo per lavorare.
La difficoltà di reperimento di medici con esperienza e preparazione è quanto mai reale e nel reparto di ostetricia di Borgo l'hanno già sperimentata cercando un aiuto per i medici che ci lavorano. È molto probabile che un investimento enorme di risorse anziché sicurezza e tranquillità porterebbe altra precarietà. L' evento della nascita, delicato e degno della massima attenzione e sicurezza, è seguito da un "dopo" non altrettanto considerato, spesso anche per i grossi investimenti che il momento della nascita assorbe. La nostra zona non è servita dalle ostetriche sul territorio che dovrebbero seguire la madre nelle prime cure del bambino, favorire il corretto avvio dell'allattamento, sostenere la donna spesso soggetta a crisi post-parto e, qualora necessario, indirizzarla alle strutture in grado di affrontare i casi più gravi.
Alle donne di Borgo verrà probabilmente chiesto di partorire a Trento, dove è possibile garantire la massima sicurezza per loro e per i loro bambini, ma gli impegni che mi sento sicuramente di assumere sono quelli di far trovare sia alle gestanti, che alle mamme e ai loro bambini al rientro nella nostra comunità un ambiente che si prenda cura di loro, che li accompagni nel periodo successivo al parto con competenza e professionalità. Mi impegnerò inoltre affinché venga attivato un day ospital ostetrico e perché i parti urgenti, cesarei o naturali che siano, trovino un felice epilogo a Borgo. Non da ultimo mi impegnerò perché le potenzialità dell'ospedale di Borgo vengano valorizzate e messe al servizio di tutta la popolazione provinciale. Non ho la presunzione di averti convinto o tranquillizzato con queste poche righe. Spero solo di averti rassicurato sul fatto che l'Ospedale di Borgo preme molto anche a me, sia a livello personale che come rappresentante della mia comunità, così come ho a cuore la salute e il benessere dei miei concittadini, anche di quelli che devono ancora nascere.Ti ringrazio per gli auguri e ti saluto.

Laura Froner

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Massimo Cecconi
astronomo al TNG
Isole Canarie


Telescopio  Nazionale Galilei
Isola di La Palma
Canarie-Spagna

 

 

Controrisposta di Massimo Cecconi

Cara Laura.

Col cuore ti ringrazio per le belle e sincere parole di stima verso mio padre. Però, con la la mente, continuo ad oppormi a quanto hai controbattuto, caratterizzato da un tono di rassegnazione che non mi giunge nuovo e che insisto a voler contrastare.

So che le numerose lettere da me inviate hanno "colpito" nel profondo e ciò, del resto, era il mio obiettivo. E tu ne sei un’altra conferma. C'è già gente che si sta muovendo per smuovere gli animi e che sta contattando personalità politiche d'alto livello nella speranza di andare più nella direzione, costruttiva, di "potenziare" anzichè in quella, riduttiva, di "chiudere". Nella direzione di guadagnare anziche’ in quella di perdere, di migliorare anziche’ di subire l’ennesimo torto nella nostra valle! Gente che ne parla e che vuole combattere, non nascondere la testa sotto le ali.

Nel leggere l'articolo del dr. Battisti nel N.3-4 2000 di Neonatologia Trentina "Borgo Valsugana : un punto nascita con molte difficoltà", che sostengo pienamente, condivido filo per segno quanto hai detto sulla deficienza di personale per mettersi a norma e sgravare quello esistente, anche da eventuali denunce che, comunque, per quanto bravo un medico possa essere, possono sempre arrivare. Del resto, per quanto riguarda i parti, ti ripeto, la nati-mortalità e la mortalità prenatale nei nostri ospedali sono i piu’ bassi d’Italia, bassissimi !

La gente questo non lo sa (ma conosce vita, morte e miracoli dei protagonisti de Il Grande Fratello…). É possibile che ce la tiriamo tanto? Capisco che un giorno potrebbe capitare anche a me, però sono certo che non me la prenderei se i medici avessero fatto del loro meglio. Ed un vero medico fa sempre, per sacro giuramento, del suo meglio ! Evidentemente ci sono dei motivi interni che hanno contribuito a questa decisione, ma non sono sufficienti per arrendersi.

Credo che non manchino nè i medici (ma sai quanti laureati e specializzati sono tristemente ridotti, dopo tanti anni di studio, ad andare per strada a fare gli "informatori medici" ?) nè i soldi e qui ti potrei fare un elenco infinito di quante cose inutili vengono finanziate dalla nostra progredita Provincia (la storia degli orsi che pericolosamente si stanno avvicinando alle abitazioni e del numeroso personale e mezzi per la necessaria sorveglianza, non ultima fra le tante…).

Dunque, i medici ci sono (e si "abbasserebbero" a venire in un paese "sfigato" come Borgo, credimi. Mica tutti se la tirano, per diamine!) ed i soldi anche. Perché, allora, chiudere ? Perche’ siamo in Valsugana, Bassa Valsugana, oltretutto. Da noi si possono impiantare le acciaierie, le centrali di smaltimento rifiuti speciali, per non parlare di fabbriche ad altissimo contenuto tossico, poi fortunatamente chiuse. I servizi, invece, se li prendono gli altri, Trento in primo luogo. Quanti soldi credi che potrà costare la mega ristrutturazione/ampliamento del S.Chiara a Trento ? Era necessario ? Magari si, ma perché Borgo no ? E perché chiudere un Reparto Maternita’ in un punto geografico logisticamente critico ? Laura, i soldi ci sono ! Dipende chi fa la voce più grossa per prendersene.

Per quanto riguarda la penalizzazione del medico. Beh, è una cosa che riguarda tutti i lavori, credo. Certo, un medico ha a che fare con la vita delle persone e sarebbe giusto, ammesso che sia dotato di senso di responsabilità e faccia il suo operato in buona fede, coprirlo con un' adeguata assicurazione. Ma, forse, questo già si fa.

Per quanto riguarda i numeri, anche un parto ogni due giorni sarebbe più che sufficiente a giustificare un Reparto di Maternità nella nostra valle. Sai quante mamme non ne vogliono sapere di andare in ospedale troppi giorni prima di partorire? É una rottura, una noia mortale. Del resto, se il primo centro di assistenza al parto si trova in tanta malora (e quelli del Tesino si ritroverebbero ancor peggio) dovrebbero ricoverarti con più giorni di anticipo per ridurre i rischi. Il che implica, appunto, più malessere per la donna e più costi per una degenza più lunga, per non parlare di più frequenti trasporti in elicottero !! Stringi, stringi, a livello di risparmio sarebbe un disastro. Pensando di risparmiare, invece, ti accorgi di spendere di più!

Per quanto riguarda la delicatezza ed i rischi comunque insiti nell’evento della nascita, questo te la dice lunga su quanto sia molto più importante investire in mezzi e persone per affrontarlo al meglio. Per il "dopo" nascita, che tu invece sostieni, bisogna lavorare solo a livello di educazione, che non costa nulla se fatta dai genitori stessi. Al più si organizza una conferenza con degli esperti. Per avviare una donna all’allattamento, a parte l’istinto (digli poco), sono sempre stati sufficienti le basilari informazioni delle ostetriche dello stesso Reparto e gli scambi con le amiche, per Dio. Per le crisi post-partum (altrettanto naturale) è sufficiente l’intelligenza ed il sostegno dei padri. Santo Iddio! E poi, per il day-hospital ostetrico ci sarebbe comunque bisogno di personale a norma, no ? E allora ?

Per farla breve. Meglio Reparti di Maternità che producano bambini che orsi che ce li mangino…
Sempre in gamba. Ciao.

Massimo Cecconi

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Sergio Muraro
Assessore ai
lavori pubblici della Provincia Autonoma
di Trento

 
Salviamo il reparto maternità dell'ospedale di Borgo Valsugana  
Lettera di Sergio Muraro, assessore ai lavori pubblici della Provincia Autonoma di Trento.
Con piacere ho visto l’attenzione che “la Finestra” ha riservato alla possibile chiusura del reparto maternità dell’Ospedale Civile San Lorenzo di Borgo Valsugana.
Voglio quindi come amministratore raccogliere l’invito del direttore Armando Munaò a rendere pubbliche le mie riflessioni sulla questione. Anche se, voglio sottolinearlo, in Giunta provinciale ho più volte esplicitato la mia contrarietà su tale possibilità di soppressione del reparto.
Contrarietà fondata sul fatto che la citata eventualità non può basarsi esclusivamente sulle carenze di personale e la bassa natalità.
Il problema deve essere inserito in un contesto più ampio come in parte ha fatto, con mio immenso piacere, il dott. Massimo Cecconi figlio del compianto ed indimenticabile prof. Franco Cecconi.
Bisogna in primo luogo considerare l’importanza che la presenza di un reparto di maternità ha per l’intera valle e, soprattutto, per le sue zone più periferiche per le quali la distanza da Trento diventa fortemente penalizzante.
Penalizzante è forse un termine non sufficientemente forte per descrivere la reale situazione di rischio per la sicurezza della madre e del bambino nell’ipotesi sia necessario un trasporto d’urgenza da zona montana magari d’inverno e con la neve. A titolo esemplificativo prendiamo la zona del Broccon che dista 80 Km. da Trento.
In ogni caso poi si tenderebbe ad anticipare il ricovero per una riduzione dei rischi aumentando così il periodo di degenza. Un prolungamento del ricovero ospedaliero associato alla maggiore distanza kilometrica comporta che in un momento così delicato della vita si allontana la partoriente dagli affetti famigliari. Vorrei anche aggiungere ironicamente la nota di colore campanilista che tutti i valsuganotti risulterebbero nati a Trento.
La chiusura del reparto maternità di Borgo rappresenterebbe quindi sicuramente un ulteriore aumento di quei disagi di chi abita in periferia e che hanno determinato il dimezzamento della popolazione di circa un terzo di Comuni del Trentino negli ultimi cinquanta anni.
Le problematiche connesse a tale spopolamento e all’abbandono della montagna sono ormai generalmente riconosciute e, quanto meno a parole, vi è un impegno altrettanto generale ad assumere le necessarie iniziative amministrative e normative per rallentare il fenomeno.
Sicuramente la soppressione del reparto maternità non contribuisce in tale senso ed è pertanto necessario affrontare la questione in modo radicalmente opposto. Vale a dire che i problemi di funzionalità che oggi investono il reparto potrebbero essere risolti con un suo potenziamento ed una sua riqualificazione. Fermo restando che grazie all’impegno del personale già oggi il servizio di natalità offerto ha caratteristiche di qualità e di sicurezza pari a quelle degli ospedali maggiori come i dati stanno a dimostrare. Comunque, un suo sviluppo con attenzione per esempio a metodologie diversificate di parto unitamente alla dimensione umana che solo un piccolo ospedale può dare, garantirebbe un aumento della domanda che potrebbe estendersi anche all’Alta Valsugana. Significativa al proposito l’esperienza di altri reparti che oggi hanno una affluenza in crescita confermando la qualità dei servizi e la professionalità degli operatori ospedalieri di Borgo.
Non sono un esperto del settore ma come politico e come valsuganotto sono profondamente convinto della necessità e della possibilità di trovare soluzioni di rilancio del servizio anziché di soppressione. Condivido pienamente l’opinione sia del direttore Munaò che del dott. Cecconi che non si può porre la questione in termine di risparmio non solo per ragioni di equità, di tutela del diritto alla salute ma anche perché concentrando tutto su Trento e allungando inevitabilmente i tempi di degenza o la necessità di interventi d’urgenza, magari con l’elicottero, si fanno lievitare notevolmente i costi.
Trento è poi in grado di assorbire l’ulteriore carico di lavoro proveniente dalle Valli mantenendo la qualità del servizio?
Non vorrei infatti che la riduzione dei punti nascita periferici alla fine riguardasse il solo ospedale di Borgo determinando una ulteriore condizione di svantaggio in una Valsugana che già troppo spesso ha ricoperto il ruolo di Cenerentola.
I valsuganotti ed in genere gli abitanti di tutte le nostre valli sono già necessitati a dipendere da Trento per una infinità di aspetti della vita quanto meno vediamo se ci è possibile per nascere evitare il pendolarismo sulla capitale. I miei tre figli sono nati a Borgo con l’aiuto dell’indimenticabile prof. Cecconi e di questo vado orgoglioso.

Sergio Muraro

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Luca Guerri,
vice sindaco
di Bieno

 

Lettera di Luca Guerri, vice sindaco di Bieno  

Il mio nome è Luca Guerri, ho 35 anni e sono il Vicesindaco del Comune di Bieno. Il mio intervento non sarà improntato su aspetti che sono già stati menzionati e sui quali mi trovo in gran parte d’accordo, ma bensì vorrei attirare la Vostra attenzione su una riflessione di carattere socio-politico; non vorrei spaventare nessuno con questo termine, ma purtroppo è l’unica espressione che in questo momento mi sento di poter associare a quanto sto per esporre, tenendo conto comunque che nel proseguo analizzerò anche aspetti maggiormente “concreti”. Non farò questioni di “destra o sinistra” (anche se non ho mai nascosto la mia propensione tutt’altro che conservatrice), ma come molti voglio gridare la mia insoddisfazione di fronte a questa ennesima ingiustizia che viene perpetrata nei confronti della nostra valle. Vorrei comunque iniziare da un aspetto che ritengo importantissimo e che sostanzialmente rappresenta le fondamenta di ciò che intendo esporre; il cosiddetto stato sociale (welfare state). Ci troviamo di fronte ad un importante bivio dove sempre più, anche in questo delicato settore, la Pubblica Amministrazione, tende purtroppo a perseguire quella radicale innovazione dal modello "burocratico", finalizzato all’adempimento di norme, al modello "aziendale" indirizzato al conseguimento di risultati sulla base di valutazioni numerico/economiche. Sempre più si tende a progettare e ad amministrare in funzione esclusiva del concetto di convenienza tralasciando spesso l’utilità e la reale importanza. Le politiche sociali, all'interno di uno stato laico, dovrebbero confrontarsi con il grande e problematico tema dei valori: occorre partire dall'affermazione e la creazione di condizioni affinché i diritti dell'uomo siano effettivamente esigibili e fruiti dai singoli cittadini. A partire da questo approccio, il concetto di solidarietà sociale e di assistenza perdono completamente la valenza esclusiva di elargizione benevola, ma al contrario per le istituzioni nasce un obbligo alle azioni che garantiscano l'attuazione concreta dei diritti i quali costituiscono un bene pubblico da mantenere, coltivare e sviluppare. Solo in questo senso ci si può porre, infine, il problema della qualità della vita dei cittadini la quale, metaforicamente, è il vestito con cui ricoprire il corpo sociale, che attraversa tutti gli aspetti della vita umana e definisce il modo in cui avviene la fruizione dei diritti. I temi del sociale dovrebbero permeare tutta l'azione dell'Ente tentando di superare sempre di più logiche settoriali o addirittura di nicchia: non si può parlare per esempio di pianificazione territoriale, occupazione, attività produttive, trasporti, ambiente, senza pensare alle persone ed ai loro problemi. Le azioni delle Amministrazioni devono trovare la loro giustificazione prima nel garantire i diritti di tutti i cittadini (e non solo dei privilegiati), oltre che corrispondere ad un patto sociale che delega agli eletti la buona amministrazione delle risorse che vengono loro consegnate (le tasse). Si dovrebbe ritornare ad ascoltare per individuare i bisogni, per coinvolgere i cittadini nella soluzione di molti problemi di interesse generale. Comunicare per migliorare la conoscenza, la distribuzione e la fruizione dei servizi, aumentandone efficienza ed efficacia oltre a garantire la necessaria trasparenza.
A partire dal 1999 l’Assessorato provinciale alle politiche sociali e alla salute ha dato avvio ad un progetto integrato di comunicazione che prevede l’utilizzo di tutti i mezzi oggi a disposizione, da quelli più tradizionali, come la stampa, a quelli più innovativi, come le reti telematiche (ma realmente il cittadino valsuganotto e tesino ha avuto una informazione corretta e capillare?).
Nell’analisi introduttiva del nuovo Piano Sanitario Provinciale 2000-2002 , si fa riferimento a vari concetti, tra i quali spiccano il porre la persona al centro dei processi della sanità, l’assicurare a tutti i cittadini pari opportunità di accesso ai servizi, l’erogare prestazioni uguali per tutti a fronte di bisogni analoghi, il porre particolare attenzione alle situazioni di maggior bisogno sanitario, il perseguire l'uniformità dell’offerta sul territorio…. mi sembra che tutto ciò discordi enormemente con l’intenzione di sopprimere il Reparto Maternità dell’Ospedale Civile S. Lorenzo di Borgo Valsugana, o sbaglio??!! E cosa dire, sempre in merito al Piano Sanitario, al fatto che tra gli obbiettivi preposti vi è anche quello di ridurre l’ospedalizzazione in gravidanza… ora mi chiedo, una donna del Tesino o della zona orientale della valle, che dista oltre 50 km dal capoluogo, il minimo che potrà fare per non rischiare imprevisti sarà quello di farsi ricoverare almeno una settimana prima del presunto parto… e credo non ci sarà alcun dottore che si assumerà la responsabilità di rimandarla a casa.
E’ pur vero che il Reparto Maternità, almeno così come è strutturato, non è in grado di assicurare alla comunità un servizio adeguato, principalmente per carenza di personale specialistico e di attrezzature tecniche adeguate; ha detto bene, il Sindaco di Borgo, Laura Froner: “ci sono solo due modi per togliere il reparto di Borgo da questa situazione di precarietà: potenziare o chiudere”. Io opto per la prima soluzione, anche perché se il modo per risolvere i problemi è quello di decretarne la fine, poveri noi…
Cambiando argomento, vorrei ricordare che il 2002 è stato proclamato “Anno Internazionale delle Montagne” con il fine di promuovere la conservazione e lo sviluppo sostenibile delle regioni montane. Questo grande tema, discusso nei vari vertici mondiali, ha portato inequivocabilmente a concludere che affinché la vita in montagna si sviluppi armonicamente, occorre attivare misure di sostegno a 360 gradi. Nei nostri piccoli paesi (e in questo caso non parlo di Borgo), viviamo ancora problemi di spopolamento; nel mio paese, per controbattere questo fenomeno, ho realizzato un’iniziativa atta all’erogazione di contributi come incentivi alla natalità, incentivi alla residenza e nuzialità, incentivi al servizio “Tagesmutter”. Credo non serva una gran perspicacia per comprendere che tale iniziativa, associata alla presenza costante e vicina di un Reparto Maternità, costituisca una "conditio sine qua non".
Concludendo, se in Trentino esistono cittadini di serie A e di serie B ce lo devono dire a chiare lettere; purtroppo penso che la Valsugana orientale e il Tesino siano rilegate alla serie C, ma questo è anche colpa nostra che probabilmente facciamo poco o nulla affinché la situazione cambi… siamo ancora troppo legati a vecchie concezioni campanilistiche, che spesso ci rendono disponibili a sacrificare i diritti dei nostri concittadini barattandoli con promesse e “contropartite” mercanteggiate con gli esimi Amministratori Provinciali di turno. Ma questa battaglia non deve essere svenduta a nessun prezzo, sarebbe una gravissima sconfitta della nostra valle… facciamo qualcosa prima che sia troppo tardi. Mobilitiamo i valligiani, senza bandiere politiche, per scendere in piazza e gridare “BASTA”. Per una volta uniamoci compatti come valle e contrastiamo questa ennesima angheria… non sopporterei mai l’idea che un domani i nostri figli ci dicano “non avete fatto nulla per evitarlo”.
Un cordiale saluto a tutti.

Luca Guerri

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